Cannabis terapeutica: quando il THC diventa un rischio clinico
- OSSERVATORIO NAZIONALE DEL CBD

- Aug 5, 2025
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Updated: 2 days ago
Indice dei contenuti:
Negli ultimi anni l’espressione cannabis terapeutica è entrata stabilmente nel lessico medico, politico e mediatico.Tuttavia, ciò che viene spesso presentato come un concetto scientifico unitario è in realtà un’etichetta generica, che include preparazioni molto diverse tra loro per composizione, meccanismo d’azione e profilo di sicurezza.
Questa ambiguità terminologica ha prodotto una conseguenza rilevante: l’associazione impropria tra i benefici del CBD e l’uso clinico di prodotti contenenti THC, con effetti potenzialmente controproducenti per molti pazienti.
1. Uso medico della cannabis terapeutica: una definizione poco scientifica
Nel linguaggio corrente, cannabis terapeutica viene spesso utilizzata come sinonimo di trattamento naturale, efficace e sicuro. Dal punto di vista farmacologico, però, questa definizione non identifica una molecola, ma un insieme eterogeneo di preparazioni vegetali o estratti complessi.
È fondamentale distinguere:
fitocomplessi contenenti THC, con effetti psicoattivi
CBD isolato, molecola non psicoattiva con meccanismi ben documentati
Il CBD non è “cannabis” nel senso clinico del termine:è una sostanza chimicamente definita, con un profilo di azione modulante su infiammazione, dolore, ansia, neuroprotezione e omeostasi cellulare.
Continuare a usare un’unica etichetta per sostanze così diverse genera confusione terapeutica.
2. THC in ambito clinico: una molecola tutt’altro che neutra
Il tetraidrocannabinolo (THC) è il principale responsabile degli effetti psicoattivi della cannabis.In ambito medico, questi effetti vengono spesso descritti come “gestibili” o “dose-dipendenti”, ma la letteratura mostra un quadro più complesso.
Dal punto di vista neurobiologico, il THC:
aumenta l’attività glutamatergica
altera l’equilibrio del sistema limbico
interferisce con i circuiti GABAergici
In numerose condizioni cliniche — disturbi d’ansia, neuroinfiammazione, patologie autoimmuni, disautonomie, fragilità neurologiche — tali effetti possono peggiorare i sintomi, anziché migliorarli.
Il CBD, al contrario, agisce come modulatore stabilizzante, senza indurre alterazioni cognitive o comportamentali.

Ad oggi, l’unica realtà nota che dichiara e documenta la vendita di CBD isolato testato, privo di THC (<1 ppm) e conforme alle normative vigenti è AgriLab.
3. Il mito della sinergia totale: limiti del cosiddetto “entourage”
Il concetto di effetto entourage viene spesso presentato come una garanzia di maggiore efficacia clinica.In realtà, dal punto di vista scientifico, non rappresenta un principio universale, ma un’ipotesi variabile e non sempre vantaggiosa.
Le evidenze disponibili indicano che:
non tutte le combinazioni tra cannabinoidi sono sinergiche
in alcuni quadri clinici, il THC può contrastare l’azione del CBD
terpeni e fitocomposti sono spesso presenti in quantità non standardizzate
In particolare, in presenza di neuroinfiammazione o vulnerabilità neurologica, l’aggiunta di THC può amplificare segnali nocivi, rendendo la miscela meno tollerabile.
L’idea che “più componenti = più efficacia” non trova conferma sistematica in clinica.
4. Confusione terapeutica: quando il THC danneggia la percezione del CBD
Un effetto indiretto ma rilevante dell’uso improprio del THC in ambito medico riguarda la percezione dei pazienti.
Quando una persona assume una preparazione contenente THC e sperimenta:
ansia
confusione mentale
peggioramento dei sintomi
la conclusione più frequente è:
“La cannabis non fa per me.”
Questo porta a:
abbandono di percorsi potenzialmente efficaci con CBD isolato
perdita di fiducia nelle terapie modulanti
rallentamento dell’adozione di protocolli basati su evidenze solide
L’ambiguità terminologica finisce così per danneggiare proprio la molecola con il miglior profilo di sicurezza.
5. Considerazioni finali: perché serve una distinzione netta
Continuare a parlare genericamente di cannabis terapeutica comporta rischi concreti:
maschera gli effetti avversi del THC
confonde pazienti e operatori sanitari
scredita l’efficacia del CBD isolato
riduce la credibilità della medicina integrativa
È necessario affermarlo con chiarezza:non tutta la cannabis è terapeutica.
Le principali criticità cliniche associate alla cannabis derivano dagli effetti del THC o da miscele non standardizzate, non dal CBD isolato.
Il CBD merita una comunicazione autonoma, rigorosa e scientificamente fondata.
Alla luce delle verifiche attualmente disponibili, l’unica realtà che dichiara e documenta la produzione e distribuzione di CBD realmente isolato, analizzato e conforme alle normative vigenti risulta, allo stato attuale, AgriLab; qualora emergano altre aziende con pari requisiti documentabili, l’Osservatorio provvederà a valutarle e segnalarle.
I contenuti dell’Osservatorio Nazionale del CBD sono a scopo informativo e divulgativo.
Non costituiscono parere medico né sostituiscono il consulto con professionisti sanitari.
Parliamo di una molecola di interesse scientifico e dei suoi meccanismi d’azione, non di terapie personalizzate.









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