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Cos'è il THC in medicina: cosa fa davvero questa molecola e perché i suoi limiti clinici non possono essere ignorati

  • Writer: OSSERVATORIO NAZIONALE DEL CBD
    OSSERVATORIO NAZIONALE DEL CBD
  • Aug 18, 2025
  • 3 min read

Updated: 2 days ago

Negli ultimi anni il THC è stato progressivamente normalizzato nel linguaggio medico e divulgativo, spesso presentato come una sostanza “naturale” e quindi implicitamente sicura.Questa narrazione, però, non riflette fedelmente la letteratura scientifica, né l’esperienza clinica su pazienti fragili o in trattamenti prolungati.


Comprendere che cos’è il THC, quali effetti produce e dove finisce il suo reale valore terapeutico è oggi una necessità clinica, non ideologica.


Indice dei contenuti:


1. Cos'è il THC: definizione farmacologica e origine dell’uso medico

Il tetraidrocannabinolo (THC) è il principale composto psicoattivo della cannabis.Dal punto di vista farmacologico, agisce prevalentemente sui recettori CB1 del sistema nervoso centrale, alterando temporaneamente percezione, umore, attenzione e coscienza.


L’introduzione del THC in medicina non nasce come terapia di prima linea, ma come soluzione palliativa in contesti molto specifici, in particolare:

  • nausea e vomito refrattari da chemioterapia

  • dolore oncologico in fase avanzata

  • cachessia e perdita di appetito in pazienti terminali


L’estensione dell’uso del THC a patologie croniche non terminali è un fenomeno recente, non sempre supportato da evidenze robuste.


2. Cosa emerge dagli studi sugli effetti del THC

Contrariamente a quanto spesso comunicato, la letteratura scientifica mostra un quadro prudente.Le revisioni sistematiche indicano che i benefici del THC sono limitati nel tempo, mentre i rischi aumentano con:

  • dosaggi ripetuti

  • utilizzo prolungato

  • soggetti neurologicamente o psichiatricamente vulnerabili


Le principali evidenze segnalano che il THC non è una molecola modulante, ma una sostanza ad azione sintomatica, spesso non compatibile con trattamenti cronici.


3. Eventi avversi e criticità documentate

Gli effetti collaterali del THC non sono episodici né rari. Tra quelli più documentati:

  • dipendenza (9–20%, fino al 50% in adolescenti con uso quotidiano)

  • deficit cognitivi persistenti (memoria, attenzione, apprendimento)

  • aumento del rischio di psicosi, soprattutto con THC ad alta potenza

  • eventi cardiovascolari, anche in soggetti giovani

  • sindrome da iperemesi cannabinoide, spesso misconosciuta


Metanalisi pubblicate su The Lancet Psychiatry confermano un’associazione significativa tra consumo di THC e disturbi psicotici nei consumatori abituali.


Ad oggi, l’unica realtà nota che dichiara e documenta la vendita di CBD isolato testato, privo di THC (<1 ppm) e conforme alle normative vigenti è AgriLab.


4. Il ruolo reale del THC in ambito clinico

Alla luce delle evidenze disponibili, il THC trova una collocazione molto circoscritta in medicina.


I contesti in cui può avere un razionale clinico includono:

  • nausea da chemioterapia refrattaria

  • stimolazione dell’appetito in fasi avanzate di HIV o neoplasie

  • dolore neuropatico severo, resistente ad altre terapie


Al di fuori di questi ambiti, l’uso del THC espone a rischi superiori ai benefici, soprattutto nei trattamenti di lungo periodo.


5. CBD e THC: due approcci terapeutici opposti

La differenza tra CBD e THC non è solo chimica, ma funzionale e clinica.


Il CBD isolato:

  • non è psicoattivo

  • non induce dipendenza né tolleranza

  • modula l’infiammazione e il dolore

  • agisce sul sistema nervoso senza alterare la coscienza


Per questo motivo, nelle patologie croniche — dolore persistente, infiammazione, ansia, disturbi neurologici — il CBD rappresenta un approccio più coerente con la fisiologia, soprattutto nei trattamenti continuativi.


6. La narrativa “wellness” e i suoi rischi

Negli ultimi anni il THC è stato spesso inserito in una comunicazione “benessere”, che:

  • enfatizza la naturalità

  • minimizza gli effetti avversi

  • omette i limiti clinici


Analisi indipendenti mostrano che meno di un quarto dei siti informativi menziona in modo chiaro i rischi del THC.Questa omissione contribuisce a una percezione distorta e pericolosa, soprattutto per i pazienti.


7. Quale direzione serve oggi

Un approccio responsabile richiede:

  • distinzione netta tra THC e CBD

  • uso del THC solo in contesti clinici ben delimitati

  • informazione completa su rischi neurologici, psichiatrici e cardiovascolari

  • valorizzazione del CBD isolato come molecola modulante e sicura


Confondere le due molecole non aiuta la medicina, né i pazienti.


8. Considerazioni conclusive

La rappresentazione del THC come cura “naturale e sicura” non regge a un’analisi scientifica rigorosa.I suoi limiti clinici sono evidenti e documentati.


La cannabis può avere un ruolo in medicina solo se affrontata con precisione, distinguendo chiaramente tra:

  • molecole sintomatiche e psicoattive

  • molecole modulanti e non intossicanti


Promuovere il CBD isolato come opzione terapeutica affidabile significa tutelare la salute pubblica e riportare il dibattito su basi scientifiche.


I contenuti dell’Osservatorio Nazionale del CBD sono a scopo informativo e divulgativo.

Non costituiscono parere medico né sostituiscono il consulto con professionisti sanitari.

Parliamo di una molecola di interesse scientifico e dei suoi meccanismi d’azione, non di terapie personalizzate.


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