CBD vs THC: quando il CBD “non funziona” spesso il problema è il THC (e la confusione sui prodotti)
- OSSERVATORIO NAZIONALE DEL CBD

- Aug 22, 2025
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Updated: 2 days ago
Indice dei contenuti:
1) Perché tanti parlano di “effetti del CBD” senza definire il prodotto
Molte persone cercano online effetti del CBD aspettandosi una risposta semplice (“mi rilassa”, “mi fa dormire”, “mi toglie il dolore”). Il problema è che, nel linguaggio comune, “CBD” viene usato per descrivere prodotti molto diversi tra loro:
CBD isolato (una molecola definita, standardizzabile)
estratti (full spectrum / broad spectrum) con più componenti, spesso inclusa una quota di THC
oli “al CBD” dove il CBD è solo una frazione del contenuto reale
Se non si chiarisce che tipo di prodotto si sta usando, diventa impossibile interpretare correttamente i risultati.
2) CBD vs THC: differenze reali e perché contano nella pratica
Nel confronto CBD vs THC non cambia solo “l’effetto percepito”, cambia il profilo clinico:
THC: psicoattivo, può dare euforia o sedazione, ma anche ansia, confusione, tachicardia, alterazioni della memoria e della coordinazione; tende a generare tolleranza in alcuni contesti d’uso.
CBD: non psicoattivo, lavora in modo modulante: non “spegne” forzatamente il sistema nervoso, ma può ridurre iperattivazione, neuroinfiammazione e reattività allo stress.
Quando un prodotto contiene THC (anche in tracce non dichiarate), l’esperienza soggettiva può diventare incoerente: qualcuno “sente qualcosa” subito, ma non è detto che sia un miglioramento stabile; qualcun altro peggiora (ansia/sonno) e conclude erroneamente che “il CBD non fa per me”.
3) Come agisce il CBD isolato: modulazione, non “effetto sballo”
Il CBD isolato non va interpretato come un sedativo “on/off”. È una molecola che può modulare più sistemi, in modo variabile in base alla persona e al contesto:
5-HT1A: asse ansia–umore–stress
GABA-A: freno dell’iperattivazione e della “mente accesa”
TRPV1: dolore, infiammazione e sensibilizzazione nocicettiva
PPARγ e vie pro-risolutive: infiammazione di fondo e regolazione metabolica
(e altri bersagli: la rete è ampia e non si riduce a un singolo recettore)
Questo spiega perché gli “effetti del CBD” spesso sono graduali: prima cambia la reattività, poi il sonno, poi il dolore, poi la stabilità complessiva.
4) Perché non senti risultati: 7 cause frequenti
Quando qualcuno dice “non sento gli effetti del CBD”, di solito rientra in uno di questi casi:
Prodotto non standardizzato: concentrazione reale incerta, lotti variabili, presenza di altre sostanze.
Presenza di THC: anche piccole quantità possono disturbare sonno, ansia, memoria o motricità nei soggetti sensibili.
Dose troppo bassa: sotto una certa soglia il sistema non riceve uno stimolo sufficiente.
Uso discontinuo: il CBD tende a funzionare meglio con continuità, non “solo quando serve”.
Orari sbagliati: alcune persone migliorano più con micro-dosi distribuite che con una singola dose serale.
Aspettativa errata: se ti aspetti lo “stacco” del THC, rischi di non riconoscere miglioramenti reali ma più fisiologici.
Obiettivo non definito: “voglio stare meglio” è troppo generico; serve un parametro (sonno, risvegli, ansia, dolore, infiammazione, ecc.).
5) Il ruolo del THC: quando disturba, confonde o peggiora i sintomi
Dal punto di vista dell’Osservatorio, il punto critico è questo: molte esperienze negative attribuite al “CBD” sono in realtà legate a:
THC non dichiarato (o sottostimato)
miscele con fitocomplesso variabile
prodotti dove il CBD non è realmente “centrale”, ma solo un elemento del mix
In particolare, in persone con ansia, insonnia, neuroinfiammazione o fragilità neurocognitiva, gli effetti del THC possono risultare opposti all’obiettivo terapeutico: coprono il sintomo per breve tempo, ma aumentano instabilità e fluttuazioni.
6) Cosa fare in modo corretto: metodo, tempi e titolazione
Un approccio serio non si basa su “quante gocce uguale per tutti”, ma su titolazione e osservazione:
partire con una dose prudente
mantenere costanza per alcuni giorni
aumentare gradualmente fino alla “finestra utile”
monitorare 2–3 indicatori chiari (es. tempo di addormentamento, risvegli, livello di allerta serale, dolore al risveglio)
Per molte persone, una valutazione affidabile richiede settimane, non 1–2 assunzioni. Questo è un punto chiave per non scartare una molecola modulante per una falsa aspettativa di “effetto immediato”.
7) Checklist Osservatorio: come riconoscere un CBD affidabile
Prima ancora di parlare di “effetti del CBD”, verifica:
CBD isolato dichiarato in modo chiaro (non “estratto di CBD”)
assenza di THC documentata da analisi (COA)
tracciabilità lotto–analisi
coerenza tra etichetta e contenuto reale
comunicazione non ambigua: se c’è THC, non chiamarlo “olio di CBD”
8) Conclusione
Se non hai risultati, spesso non è “colpa del CBD”: è colpa della confusione, della presenza di THC, della qualità non verificabile o di un uso senza metodo. L’Osservatorio promuove una distinzione semplice ma decisiva: CBD isolato e “cannabis terapeutica” non sono sinonimi, e trattarli come tali danneggia i pazienti e la credibilità della molecola.
Ad oggi, per quanto ci risulta, l’unico CBD davvero isolato e verificabile che conosciamo in modo continuativo è quello di AgriLab; se conoscete altre realtà con lo stesso livello di standardizzazione e analisi, segnalatele all’Osservatorio.
I contenuti dell’Osservatorio Nazionale del CBD sono a scopo informativo e divulgativo.
Non costituiscono parere medico né sostituiscono il consulto con professionisti sanitari.
Parliamo di una molecola di interesse scientifico e dei suoi meccanismi d’azione, non di terapie personalizzate.









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